Recovery Bond e Eurobond: mutualizzare il debito presente o futuro

Recovery Bond e Eurobond: mutualizzare il debito presente o futuro

Aprile 23, 2020 0 Di Gabriele Galletta

Mentre scrivo, si sta svolgendo il Consiglio Europeo in cui si dovrebbero iniziare a delineare con forza le linee guida entro cui si muoveranno gli strumenti da usare per frontegiare la crisi eocnomica post-Covid.

Andando subito al centro del discorso, il dibattito si sta concentrando sulla differenza tra quello che, alla fine, sarà lo strumento scelto, i Recovery Bond, e quello che invece era lo strumento richiesto dall’Italia, ovvero gli Eurobond.

Ricordiamo inoltre che questi strumenti andranno comunque di pari passo e paralleli al “MES senza condizioni”, perché di strumenti diversi di stratta (come spiegato qua). Abbiamo già specificato come la differenza fondamentale tra MES e Eurobond-Recovery Bond è che nel primo caso si tratta di una nuova emissione di debito unilaterale (ogni Stato fa debito da solo per conto proprio), mentre nel secondo caso si tratterà di una emissione di debito non-unilaterale, che per forza di cosa prevederà una mutualizzazione del debito (che è già un passo avanti importante).


Mutualizzare il debito presente

La differenza starà, come anticipato nel titolo, in che debito mutualizzeremo.

Con gli Eurobond si dovrebbe assistere a una mutualizzazione dei debiti esistenti degli Stati membri dell’Eurozona. In altri termini, un soggetto o ente sovranazionale, emettendo titoli di debito comuni, gli Eurobond appunto, raccoglierebbe dei fondi sul mercato. Dopodiché, in una delle interpretazioni più comuni degli Eurobond (non c’è uno schema univoco, non essendo mai nati), impiegherebbe queste risorse per comprare titoli di debito di un singolo paese, per esempio Btp nel caso dell’Italia.

Di conseguenza, se uno Stato Membro dovesse dichiarare default, questo peserebbe a cascata sugli altri Stati Membri ed è qui che si è giocata la partita politica in questo ultimo mese: al centro della questione c’è sempre la mole di debito dei paesi del sud Europa, a cominciare da quello italiano che nel 2019 ha superato i 2.400 miliardi di euro.

Mutualizzare il debito futuro

Con i Recovery Bond, invece, si mutualizzarebbe solo il debito futuro, da ora in avanti, che si andrà a contrarre sul mercato per fronteggiare la crisi post-Covid19.

Specifichiamo inoltre, visto che c’è un po’ di confusione sul tema, che stando alle ultime indicazioni dell’Eurogruppo, Recovery Bond e Recovery Fund dovrebbero essere parte di uno stesso schema di indebitamento: una Debt Agency europea emette i Recovery Bond, raccoglie fondi che rimpingueranno i Recovery Fund e “girerà” questi fondi raccolti sul mercato ai paesi per fronteggiare la crisi.

Differenze schematiche tra i due strumenti

Quindi, in questo esempio, in caso di insolvenza di uno Stato Membro per il suo debito pregresso non avremmo ripercussioni su un altro Stato Membro (poichè l’Europa non ha acquistato titoli nazionali): la mutualizzazione quindi interesserebbe solo il debito futuro.

È probabile che quando il premier italiano, Giuseppe Conte, parla di Eurobond si riferisca ai Recovery bond piuttosto che agli Eurobond rigidamente intesi. E questo perché Conte afferma che “ciascun paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne. Pagheremo il debito, come abbiamo sempre fatto”. Non a caso Conte, nell’informativa al Senato del 21 aprile, ha spiegato: “Bisogna costruire un Economic Recovery fund per contrastare la crisi”.

Come detto, anche se i Recovery Bond non saranno gli Eurobond che richiede l’Italia, potrebbero rappresentare un passo in avanti molto importante in una maggiore condivisione del rischio e delle politiche fiscali: ad esempio, gli economisti Carapella e Fontana spiegano che “Se decollasse un fondo con risorse consistenti, aggiuntive rispetto a quelle comunitarie già esistenti, finanziato con titoli di debito europei garantiti dal bilancio Ue (senza o con una minima incidenza sui debiti pubblici nazionali) e che operasse mediante trasferimenti (non prestiti), si potrebbe avere a disposizione uno strumento assimilabile a quelli di paesi federali, come gli Usa, e sarebbe un grande passo avanti verso una politica di bilancio comune“.

Resta un unico dubbio ancora non risolto: come peserà il Recovery Fund sui debiti nazionali? Carapella e Fontana spiegano sempre che “il Recovery fund incide sul debito dei 27 paesi partecipanti perché saranno loro a dotarlo di un capitale iniziale o direttamente (da modello Mef 19) o attraverso il bilancio Ue 27 da aumentare sensibilmente”.

Ma un conto è incidere in parte sui bilanci nazionali, tutt’altra storia è che il debito pregresso di un paese gravi sulle spalle di tutti come accadrebbe con gli Eurobond.