Occupazione: più si studia, più si lavora (anche al sud)

Occupazione: più si studia, più si lavora (anche al sud)

Giugno 8, 2020 0 Di Gabriele Galletta

Il livello di occupazione è influenzato di molto dal tasso di istruzione della forza lavoro e questo è un principio molto ben consolidato nello studio del mercato del lavoro e nello studio dell’economia del lavoro.

Questo principio però diventa ancora più forte e più dimostrabile se analizziamo il mercato del lavoro non di una nazione in piena espansione, magari altamente tecnologica, dove è normale attendarsi tassi di occupazioni più elevati per una domanda di lavoro qualificata, ma anche se analizziamo un mercato del lavoro “flaccido” come quello del meridione d’Italia.

Se poi andiamo a disaggregare i dati dell’occupazione in funzione del sesso e ci focalizziamo sul sesso femminile (che ancora al sud, specie per le donne con bassa scolarizzazione, risente fortemente di vecchi paradigmi e schemi sociali patriarcali), possiamo notare ancora di più dei dati quasi strabilianti che dimostrano sempre più la correlazione di cui sopra.

E partendo da queste analisi disaggregate che condurremo può venire fuori anche una proposta per risollevare l’occupazione del meridione.


L’analisi dei dati

Di proposte per risollevare il meridione e lo stato del lavoro ne sono state fatte parecchie e libri su libri sono stati scritti.

Se analizziamo però i dati disaggregati non della disoccupazione, ma dei tassi di occupazione, notiamo quale può essere la strada per provare un miglioramento.

In rosso trovate i tassi di occupazione femminili al sud, in blu quelli maschili, rilasciati dall’ISTAT relativamente all’ultimo trimestre del 2019 (scegliamo questo periodo per non “viziare” l’analisi dei dati dall’avvento del Covid-19) e disaggregati per livello di istruzione.

Elaborazione propria su dati ISTAT




Al sud, se non hai studiato e se non hai completato almeno la scuola dell’obbligo, specie se donna, non lavori.

Più aumenta l’istruzione della popolazione, più l’occupazione cresce a tassi importanti. E ciò accade soprattutto per le donne.

Si passa da un bassissimo 12% in caso di donne poco o per nulla istruite , a tassi di quasi il 65% per donne laureate.

In sostanza, l’occupazione femminile al sud aumenta di circa cinque volte se le donne hanno un livello di scolarizzazione medio-alto rispetto a livelli di scolarizzazione quasi assenti.



Al nord (sempre dati ISTAT) aumenta solo di circa la metà.

Se consideriamo poi gli uomini, l’istruzione garantisce tassi di occupazione quasi a livelli “normali”, da paesi sviluppati.

C’è da dire anche che la bassa occupazione delle donne poco istruite potrebbe riflettere anche gli standard di vita delle famiglie del sud, che riescono a vivere anche con un “solo stipendio” in famiglia.
Se vale questa ipotesi, il maggiore tasso di occupazione delle donne laureate potrebbe essere spiegato da maggiore ambizione che da una effettiva maggiore domanda di lavoro qualificato.

Ergo, la causa di questo forte aumento dell’occupazione delle donne del sud scolarizzate non si sa se sia dovuto ad una effettiva maggiore domanda di lavoro qualificato o ad una maggiore “ambizione” delle donne laureate.

Ciò non toglie, qualsiasi sia la causa, che la strada maestra per aumentare l’occupazione al sud sembra essere incentivare quanto più possibile l’istruzione della popolazione: più occupazione significa più forza lavoro e quindi maggiore produzione (e PIL). Gli economisti della crescita sanno bene che lo sviluppo economico di un’area è imprescindibile dall’aumento del tasso di occupazione.