Le banche continuano a non far credito alle imprese (ma le imprese non lo domandano)

Le banche continuano a non far credito alle imprese (ma le imprese non lo domandano)

Aprile 12, 2020 0 Di Gabriele Galletta

Il Decreto Liquidità sta per entrare in vigore e le imprese si preparano a utilizzare la garanzia statale per riuscire a ottenere preziosa liquidità.

Ma sulla efficacia delle misure del governo rimane una grandissima incognita: le banche elargiranno questa liquidità alle imprese?

Conoscendo tale problematica molto bene, anche Bankitalia si è soffermata sulla questione recentemente, chiedendo che le banche stesse facciano ogni sforzo possibile per agevolare l’accesso al credito delle imprese. Lo abbiamo visto anche con le misure di espansione monetaria della BCE in passato: la nuova moneta creata sempre difficilmente arriva all’economia reale dal settore bancario.

Più sforzi, quindi, per rendere agevole ai beneficiari l’accesso alle misure messe in campo dal governo.

Via Nazionale raccomanda di “intensificare gli sforzi per ridurre al minimo i disagi per l’utenza e per agevolare l’accesso alle misure di sostegno previste dai decreti del governo”. Il documento, pubblicato sul sito dell’istituto centrale chiede alle banche di “fornire senza indugio istruzioni chiare e omogenee alle proprie reti sulle regole e procedure interne da adottare, al fine di assicurarne uniformità di applicazione“, potenziando i canali web e telefonici.

Ma in questa situazione molto difficile, come sta (o stava, prima della crisi) il credito delle banche alle imprese?

Per scoprirlo, andiamo a fare un salto sull’osservatorio di Bankitalia sul credito alla imprese, nella sua periodica indagine sul credito. L’indagine ha preso il via nel gennaio del 2003 ed è condotta dalle banche centrali nazionali dei paesi che hanno adottato l’euro in collaborazione con la Banca centrale europea. L’indagine consente di evidenziare in maniera distinta, da un lato, i fattori che influenzano l’offerta di credito nonché i termini e le condizioni praticate alla clientela e, dall’altro, l’andamento della domanda di credito con le relative determinanti.

Il questionario, rivisto nell’aprile 2015 e nell’aprile 2018, contiene ventidue domande con risposta multipla suddivise in due sezioni: una si riferisce ai prestiti concessi alle imprese, l’altra al credito concesso alle famiglie (per l’acquisto di abitazioni e per il credito al consumo e altre categorie di prestiti). Ovviamente andiamo a soffermarci sul credito offerto alle imprese.

Il questionario è stato recentemente modificato per valutare in modo più approfondito l’indagine: le modifiche al questionario introdotte ad aprile 2015 hanno incluso sia l’inserimento di nuove domande, due per ogni categoria di prestiti, sia la modifica di alcune già presenti oltre all’aggiornamento della Guida alla compilazione (inclusa nel questionario). Delle nuove domande, una riguarda la variazione della quota di domande di prestito respinte, l’altra è relativa ai fattori che influenzano i termini e le condizioni di erogazione dei prestiti.

Gli ultimi dati presentati dalla Banca d’Italia non tengono ancora conto della crisi COVID-19 e quindi ci permettono di analizzare il mercato del credito senza gli effetti negativi della pandemia.

Iniziamo dall’offerta.

Si nota benissimo come l’offerta di credito da parte delle banche sia molto bassa, con un aumento praticamente assente negli ultimi.

L’andamento dell’offerta di credito mostra come questo abbia osservato un aumento (abbastanza lento) dal 2017 in poi, per poi entrare in una fase laterale da cui per il momento non sembra volersi scostare. Quello che pesa sulla difficoltà delle banche a concedere credito alle imprese sono sicuramente i vincoli di bilancio prudenziali richiesti da Basilea, oltre che ovviamente una percezione del rischio (spesso troppo alta).

Se confrontiamo gli attuali livelli di offerta di credito rispetto ai livelli pre-2012 (crisi del debito sovrano) notiamo certamente una situazione molto peggiore, su cui le politiche ultra-accomodanti della BCE non sembrano aver inciso.

Andiamo alla domanda.

Anche la domanda di credito sembra entrata in una fase laterale che ormai perdura da anni: i fattori che spingono le imprese a maggiori richieste di prestiti, poi, sembrano essere non tanto gli investimenti fissi in beni strumentali o in rigenerazione di scorte di magazzino, quanto invece ad una ricerca di liquidità giusto perchè “i tassi sono bassi“.

La situazione quindi sembra essere abbastanza asfittica da entrambi i lati del mercato, forse peggio da quello della domanda, rispetto a quella dell’offerta.

La conclusione allora sembra naturale: il rischio vero è che il decreto liquidità non produca quella potenza di fuoco che Conte e il governo si auspica non tanto perchè questa volta l’offerta di credito non ci sarà, ma quanto perchè la domanda delle imprese è tendenzialmente bassa.

Anche perchè, se le banche effettivamente trovano difficoltà a fare credito alla imprese per motivi prudenziali relativi a Basilea, la garanzia statale finanche al 100% porterà l’accantonamento di bilancio per ogni credito erogato a zero: ergo, le banche saranno liberissime di far credito senza vincoli di bilancio.

Il problema resterà la domanda, dal nostro punto di vista: le imprese già prima della crisi chiedevano denaro solo perché i tassi erano bassi; perchè adesso dovrebbero chiedere nuovi e altri prestiti?