Il credito alle imprese diminuisce ancora: esiste una soluzione?

Il credito alle imprese diminuisce ancora: esiste una soluzione?

Maggio 24, 2020 0 Di Gabriele Galletta

Il credito alle imprese e le sue dinamiche rimangono uno degli argomenti chiave del dibattito economico e aziendale odierno, vista anche la novità introdotta dal decreto liquidità e i nuovi dati circa l’andamento del settore.

In questo articolo avevamo già analizzato il problema, nel quale già ci domandavamo se le misure adottate dal governo col decreto liquidità potessero essere efficaci, essendo sempre viva la grandissima incognita de “le banche elargiranno questa liquidità alle imprese?”.

Nell’articolo ci domandavamo se l’asfissia del credito alle imprese derivasse da una contrazione dell’offerta oppure da una domanda latente, analizzando l’osservatorio di Bankitalia sul credito alla imprese, nella sua periodica indagine sul credito: oggi arrivano anche i dati del DEF2020 che certificano quanto già avevamo inteso all’epoca.

Analizziamo i dati.

La figura in questione mostra i tassi di variazione a 1 anno dei prestiti concessi alle famiglie e alle imprese.



Salta all’occhio subito il fatto che le due variabili si siano spesso mosse in modo correlato (con ovvi tassi di volatilità maggiori per il credito alle imprese, molto meno stabile del credito alle famiglie), ma solo nell’ultimo anno la correlazione è scomparsa: i prestiti alle famiglie continuano (seppur in modo minimo) a crescere, mentre i prestiti alle imprese decrescono in modo rilevante

L’analisi

Il DEF 2020 ci fa sapere che, nel 2019, il buon andamento dei prestiti alle famiglie è stato guidato principalmente dai nuovi finanziamenti per l’acquisto di abitazioni, mentre è rimasta stabile la componente del credito al consumo (il sostegno del credito alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si riflette nella dinamica espansiva del mercato immobiliare, che nei primi tre trimestri dello scorso anno ha registrato un incremento del 5,5 per cento del volume delle compravendite per uso abitativo rispetto allo stesso periodo del 2018 – Fonte: Istat – mentre ha frenato allo 0,6 per cento nell’ultimo trimestre dell’anno).

Per quanto riguarda, invece, la riduzione dei prestiti alle società non finanziarie nel corso del 2019, sulla base dei dati disponibili nonché delle risultanze delle indagini condotte dalla Banca di Italia presso gli intermediari finanziari e presso le imprese, Il DEF2020 sottolinea come “emergono elementi che portano a ricondurre tale flessione principalmente a fattori di domanda, piuttosto che a fattori di offerta”.

Sempre in questo articolo avevamo scritto come sia il lato della domanda che il lato dell’offerta sembravano essere abbastanza asfittici, dall’analisi dell’Osservatorio sul credito Bankitalia, ma che “il problema resterà la domanda, dal nostro punto di vista: le imprese già prima della crisi chiedevano denaro solo perché i tassi erano bassi; perchè adesso dovrebbero chiedere nuovi e altri prestiti?.

Ergo, il nostro alert riguardava il fatto che in una situazione di incertezza circa la dinamica della domanda, perché le imprese avrebbero dovuto domandare in massa altri prestiti facendo crescere la domanda, domanda che già era bassa prima dell’avvento del Covid-19?

Perché, si badi bene, l’analisi condotta dal DEF2020 è calibrata su gennaio 2020, evidenziando quindi già ad inizio una contrazione dei prestiti alle imprese: situazione che ovviamente potrebbe peggiorare dopo la pandemia.

Questo è il punto centrale: la domanda di credito delle imprese già diminuiva prima della pandemia. Ora crollerà, vista l’incertezza sulla domanda interna ed esterna. E visto che il problema non sono le banche che non concedono prestiti, il decreto liquidità non avrà molti effetti.


Dai conti dei settori istituzionali pubblicati dall’Istat emerge infatti che nel 2019 gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie sono cresciuti solo
dell’1,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018, quando erano aumentati del 4,9 per cento rispetto al 2017. Inoltre dai risultati delle indagini delle imprese in chiusura d’anno, si osserva un peggioramento delle condizioni per investire in tutti i settori, e un contestuale peggioramento del giudizio sulla situazione economica, che rimane per tutto il 2019 il fattore che influenza in misura maggiore l’attività delle imprese.

Su questo ha ovviamente pesato la crisi commerciale e la contrazione della domanda estera del 2019, che ha colpito soprattutto economie votate ell’export come lo nostra, ma anche (segnala il DEF) un maggiore ricorso all’autofinanziamento, grazie sia all’aumento della redditività delle imprese, sia agli incentivi fiscali previsti nel campo. Basti pensare all’istituto della mini-IRES (che ha previsto un nuovo regime di tassazione agevolata degli utili reinvestiti in beni strumentali e in incrementi occupazionali) o al ripristino del previgente regime dell’Aiuto alla Crescita Economica (ACE).

Esiste una soluzione?

Si è capito quindi che il credito alle imprese non diminuisce per carenza di offerta, ma per una domanda bassa delle imprese, domanda che potrebbe addirittura diminuira viste le inamiche molto incerte del consumo post-covid.

A riprova di ciò, dalla più recente Bank Lending Survey (BLS) della Banca di Italia emerge che nel quarto trimestre del 2019 i criteri di erogazione dei prestiti alle imprese sono rimasti sostanzialmente invariati, dopo essere risultati allentati nel trimestre precedente. Nonostante nell’ultimo trimestre del 2019 sia stata riscontrata, infatti, un’accresciuta percezione di rischio da parte degli intermediari, essa è stata compensata da un innalzamento del grado di accettazione del rischio da parte delle banche, stanti anche le maggiori pressioni concorrenziali nel settore. Inoltre, continuano a diminuire le sofferenze bancarie (NPLs) in tutti i settori, come mostra il grafico seguente.



Quindi, ciò che dovrebbe preoccupare non è l’offerta di credito, bensì la domanda: e da questo punto di vista, non basteranno gli incentivi fiscali promessi dal governo per far ripartire una domanda che si è praticamente azzerata nel tempo, ne tanto meno il Decreto Liquidità (come avevamo già avuto modo di sottolineare, visto che il problema non sta nell’offerta di credito)

Bensì servirà una forte iniezione di fiducia nelle imprese e soprattutto nei consumatori.


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